Nuccia Carbone - Direttore Generale Autocentro Baistrocchi

Conosciamo insieme il percorso personale e professionale di Nuccia Carbone, che dal 1° agosto 2021 ricopre il ruolo di Direttore Generale di Autocentro Baistrocchi

In questo video si presenta e condivide le sfide più grandi che ha intrapreso nella sua vita, svelando chi è, le sue passioni e tutto quello che ha imparato nel corso della sua carriera.

Buongiorno signora Carbone, ci parli di lei.

Buongiorno, sono Nuccia Carbone e sono sposata con due figli ormai grandi (17 e 20 anni). Amo la mia famiglia: trascorriamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, anche se siamo molto impegnati. Mio marito ed io abbiamo i nostri lavori e i ragazzi sono concentrati nel costruire il loro brillante futuro. Ci piace viaggiare e visitare posti nuovi e ci è mancato molto nell’ultimo anno e mezzo.

Sono un ingegnere, ho iniziato a lavorare durante l’ultimo anno di università e ho avuto l’opportunità di accumulare esperienze in diversi settori e in quasi tutti i reparti aziendali. Mi è sempre piaciuto approfondire ogni ambito con una visione a 360 gradi dell’azienda.

Lavoro nella rete Volkswagen Group Italia da 11 anni con grande passione. Mi piace molto il mio lavoro e penso che lavorare per il Gruppo Porsche Holding sia la migliore opportunità professionale per un manager della nostra rete. L’industria automobilistica è complessa, ma la complessità non mi spaventa, anzi mi stimola e mi motiva.

Come ama staccare la spina dal lavoro?

Sono una persona sportiva e mi piace correre, il mio momento preferito è la mattina, prima di affrontare la giornata lavorativa. Amo la musica, non ho un genere che preferisco, dipende dallo stato d’animo del momento o dall’attività che sto svolgendo. Spazio dagli Oasis a Ludovico Einaudi, e di tanto in tanto mi piace ascoltare anche le arie più famose dell’opera lirica.

Quali sacrifici ha fatto durante la sua carriera?

Essere manager e donna non è oggettivamente facile per la necessità di conciliare lavoro e famiglia; a questo si aggiungono pregiudizi culturali molto diffusi. In un settore a prevalenza maschile come il nostro, quest’ultimo aspetto è spesso ancora più radicato. Tuttavia, non ho mai lasciato che il mio lavoro e il mio ruolo fossero condizionati da questi pregiudizi: ho lavorato sodo senza mai risparmiarmi, ho creduto in me stessa e sfruttato ogni occasione per accrescere le mie competenze e oggi, a distanza di anni, posso serenamente dire che il fatto che sia una donna passa in secondo piano, percepisco la stima dei miei colleghi e ho conquistato un riconoscimento che sicuramente non era scontato ma che è comunque arrivato.

Alle giovani donne consiglio di essere protagoniste attive facendo la loro parte in quanto il cambiamento culturale richiede tempo. Sono certa che verrà un tempo in cui davanti ad una donna manager si penserà prima di tutto al valore aggiunto che la diversità può portare in termini di approccio, soft skills e pensiero creativo.